Marattin: “Nuovi liberali, il kick off”

La mia intervista con Aldo Torchiaro a Il Riformista di sabato 8 marzo 2025

L’8 marzo, giorno della donna e dunque della vita. Una giornata particolare, per dare vita a
un nuovo soggetto della politica. L’appuntamento è allo spazio Roma Eventi di via D’Alibert, alle spalle di piazza di Spagna a Roma, dove oltre mille persone provenienti da tutta Italia hanno annunciato la loro partecipazione.


Luigi Marattin, ci siamo, finalmente il grande giorno è arrivato. A cosa assisteremo oggi?

«Ad un primo tentativo di riduzione della frammentazione nell’area liberal-de-mocratica, fondendo quattro diverse realtà in un unico partito. Ad una rivoluzione del modo in cui negli ultimi 15 anni sono nati i partiti in Italia: mentre prima c’era la leadership e poi (raramente) tutto il resto, stavolta prima facciamo “tutto il resto” (manifesto dei valori, organizza-zione, classe dirigente, proposte concrete, strategia di comunicazione) e tra tre mesi eleggeremo in modo contendibile una leadership. Ad una giornata di approfondimento serio, dalla sanità alla difesa Ue passando per la politica estera e l’esame delle nostre proposte dal fisco alla scuola alle riforme istituzionali. Ad un bel momento di comunità di donne e uomini che, a mani nude, lottano per ciò in cui credono».

Della nascita di questo nuovo soggetto politico cosa può dirci di più ? Ci dà qualche anticipazione su nome e simbolo?

«La crisi della politica in Italia si vede anche dal modo in cui negli ultimi trent’anni si sono chiamati quasi tutte le formazioni politiche che nascevano. Quasi nessuno si chiamava “partito”, come se fosse una cosa tossica; invece i partiti, se fatti per questo secolo e non per il prece dente, sono ancora lo strumento migliore per la democrazia rappresentativa. E poi nessuno metteva nel proprio nome un’identità politica: tutti a saccheggiare l’or-to botanico (querce, margherite, ecc) o a utilizzare combinazioni del nome “Italia”.
Invece da un nome di un partito si deve capire subito qual è la visione di società che ne deriva. Le ho detto pure troppo».


Come sarà organizzato il partito sul territorio?

«Già una delle quattro associazioni fondatrici – Orizzonti Liberali – sebbene nata solo 6 mesi fa ha in tutta Italia le strutture regionali e le strutture provinciali. E così ovviamente avrà il nuovo partito. Il territorio per anni è stato sottovalutato, si pensava che per fare il consenso bastassero le apparizioni Tv del leader. Niente di più sbagliato».


Ma è ancora il momento per una politica incarnata dal partiti ? Mettere prima le idee e poi i leader, lo sa, non si usa più…

«Tante cose non si usano più nella politica italiana. Congressi contendibili (e se per caso capitano, sembra lesa mae-stà), organismi dirigenti dove si discute e si vota, e si accetta la decisione della maggioranza: una selezione meritocratica della classe dirigente, una formazione politica permanente, severa, inclusiva. Non si usa più avere leader, ma padroni. A causa di queste abitudini dimenticate che la politica italiana si è ridotta in questo modo».

Tra Forza Italia e il Pd, dicono i son-daggisti, c’è in mezzo una prateria, un terreno da conquistare. Penso ai romanzi di John Steinbeck: si faceva di tutto per conquistare spazi nuovi, poi una volta presidiati ci si accontentava di allevare galline e maiali. Voi cosa volete farne, di questo spazio che è stato, in un recente passato, il terzo polo?

«Innanzitutto, vogliamo dare rappresentanza politica a quel pezzo di Italia (gran parte del quale non vota più) che rifiuta la logica delle curve ultrà, la ricerca dell’elettore estremo, la semplificazione estrema e la deriva populista. In secondo luogo, alle prossime elezioni politiche chiederemo il voto utile: l’unico voto utile per evitare di avere Landini ministro dell’Interno o Salvini ministro degli Interni sarà a noi. Cosi potremo una volta e per tutte cacciare i populisti di destra e di sinistra dal governo del paese».

Aderirete all’Alde, a Renew Europe ?

«Certo. Oggi ci sarà presente un loro rappresentante».

Anche perché l’Europa oggi è il terreno su cui ci giochiamo tutto. A partire dall’esigenza di difenderei. Ha ragione Macron, la Russia è una minaccia per tutti?

«Dal 2008 invade i propri vicini, conduce ogni giorno cyber-attacchi contro il mondo occidentale, inclusa l’Italia. Veda un po’ lei. A me pare che Macron – e gli altri leader europei che lo stanno dicendo. da Merz a Starmer – abbia tutte le ragioni del mondo».

Come si può finanziare ReArm Europe senza pesare troppo sul solo debito pubblico, per noi italiani già alle stelle?

«Con il bilancio europeo. La difesa è un bene pubblico europeo, e deve essere finanziata dal bilancio pubblico europeo. Il ReArm. di cui ancora non sono noti i dettagli, è un buon primo passo dettato dal realismo e dalla tempistica. Ma in prospettiva dobbiamo essere più coraggiosi e guardare finalmente all’Europa come qualcosa di più che un consesso di stati nazionali»

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